Una storia lunga secoli, quella di Pantelleria, terra di conquiste e punto d’approdo di popoli viaggiatori.
In età storica l'isola fu frequentata dai Fenici e dai Cartaginesi che la chiamarono Irannim, cioè struzzi, probabilmente perchè paragonavano i sesi, grandiosi monumenti di forma semisferica eretti a custodire il sonno eterno dei defunti - ad uova di grandi uccelli. I Romani la chiamarono poi Cossura.
Flagellata per secoli da saccheggi, fu colonizzata da contadini siciliani musulmani di origine berbera. A loro si deve l'introduzione della coltivazione dell'uva zibibbo e degli agrumi. Nel 1098 gli Arabi vennero cacciati dalla Sicilia e da Pantelleria e ogni popolo nuovo che vi arrivò gli diede un nome diverso.
Così l'antica "Irannim" fu chiamata Gusiras dai dirimpettai africani e Bent el Rhia (figlia del vento) dagli Arabi. Così diventò Pantelaream, Pantellaria e, finalmente, Pantelleria.
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Una delle specialità legate a Pantellaria è il proprio il cappero di Pantelleria.
Il cappero è un arbusto di 30-50 cm che fa bellissimi fiori bianchi e rosa con punte di viola.
Tra la fine di maggio e settembre comincia la fioritura e con essa la raccolta dei bottoni floreali non ancora aperti. Devono essere raccolti prima dell'alba e appena germogliati. Quelli di dimensioni minori divengono il prodotto migliore.
Dopo la raccolta i capperi devono maturare in una salamoia di sale marino. E' un processo molto importante per far estrarre tutto il sapore dal cappero che. dopo vari passaggi in questa salamoia. è pronto per essere consumato.
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